Medio Oriente

 

Una recente indagine demoscopica, della quale ho avuto notizia tramite un telegiornale, ha scoperto – senza mia particolare sorpresa – che la maggior parte degli italiani non conoscono i motivi della guerra in Medio Oriente. Ho pensato perciò di dare qualche spiegazione in merito, spulciando fra i miei libri di storia e frugando nella mia memoria (ero adolescente durante la "guerra dei 6 giorni").

Prima una critica, aspra, agli italiani tutti (e non solo a loro forse) che non sanno mai un tubo di Storia. Trovo inconcepibile che le persone non conoscano la Storia; come si fa a prendere qualsiasi posizione politica, per esempio, senza sapere la Storia? Queste persone non possono neppure capire i motivi degli avvenimenti mondiali che sentono nei TG. Trovo pazzesca questa situazione. Diamo sempre la colpa alla scuola, ma queste notizie io non le ho prese dalla scuola, non è questo il compito della scuola; la gente deve imparare a leggere i libri giusti. A leggere… anzitutto. Sia chiaro: capisco che non si può sapere tutto di tutto, ma l'istruzione degli italiani pare disastrosa.

 

Allora, veniamo al MO. Per iniziare a capire, bisogna partire da molto lontano, dalla fine dell'800. In quel periodo gli ebrei subivano in modo particolare le solite discriminazioni e qualcosa di peggio, nei pogrom [pogrom, s.m. russo – Sommossa sanguinosa contro gli ebrei, considerati (talvolta col consenso delle autorità) capri espiatori del malcontento popolare. Vocab. Devoto-Oli] nella Russia zarista. S'erano un poco stufati… Nacque il Movimento Sionista. Questo movimento si proponeva di far tornare gli ebrei nella terra di origine, la Terra Santa come la chiamano.

Facciamo un passo indietro. Nel 70 d.C. l'imperatore Tito represse un'ennesima rivolta in Giudea e ordinò la dispersione (diaspora) degli ebrei. Però non tutti lasciarono la Giudea. Un po' di ebrei rimasero in quella che oggi si chiama Palestina e sotto varie dominazioni musulmane (a fine XIX secolo per esempio c'erano gli ottomani, ovvero i turchi) non furono trattati male, tutto sommato, anzi. Nessuno più li cacciò (dopo l'imperatore), al contrario dei regni cristiani, dai quali ogni tanto gli ebrei dovettero fuggire.

Nel 1492 avvennero 3 cose in Spagna:

1° furono cacciati - tramite guerra - i mori, e fu conquistato il regno di Granada, ultimo baluardo musulmano in Europa, così nacque l'attuale Regno di Spagna;

2° Isabella e Ferdinando diedero danaro sufficiente a Colombo per fare il suo pazzesco viaggio, dalle conseguenze impensabili;

3° infine furono cacciati gli ebrei (che venivano chiamati marrani), i quali dove andarono? In Nord Africa e in altri regni musulmani… Comico. (L'intolleranza religiosa c'è sempre stata e sempre ci sarà, non illudetevi.)

Ma torniamo al sionismo. Alla spicciolata dunque gli ebrei stavano tornando in Terra Santa. Arriviamo alla 1ª Guerra Mondiale. Nel film "Exodus", che vi consiglio caldamente di vedere o rivedere, la protagonista chiede spiegazioni a un Generale inglese (siamo nel 1948), il quale dice una bella frase: "Le nazioni sono come i singoli uomini, quando hanno bisogno di aiuto lo chiedono a tutti, promettendo cose che poi non possono mantenere". O una frase del genere. A cosa faceva riferimento il Generale? A un avvenimento della 1ª GM. Come saprete, fra i contendenti c'erano Gran Bretagna e Germania; gli inglesi erano in cattive acque economiche e chiesero aiuto; un aiuto militare agli arabi (ricordate l'altro bellissimo film "Lawrence d'Arabia"? Guardate anche quello) per combattere i turchi in Medio Oriente (i turchi erano alleati dei tedeschi), e chiesero aiuto economico agli ebrei sparsi nel mondo. Saprete che gli ebrei erano e sono spesso inseriti nel campo finanziario, banchieri, commercianti ecc. e non solo per loro scelta, ma questo è un altro discorso. In cambio dell'aiuto gli inglesi promisero, con la Dichiarazione Balfour, che alla fine della guerra gli ebrei avrebbero potuto fondare una nazione in Terra Santa. Solo che il governo inglese fece la stessa promessa agli arabi: in cambio dell'alleanza, risultata vincente per cacciare i turchi, il Medio Oriente sarebbe divenuto arabo…

Bel casino vero? Alla fine della guerra gli inglesi si trovarono a dover mantenere due promesse contrastanti! Naturalmente non le mantenero, e rimasero loro in Medio Oriente, col mandato della Società delle Nazioni, e la Palestina divenne Protettorato inglese.

Intanto gli ebrei continuavano ad andare in Terra Santa. Saltiamo alla 2ª Guerra Mondiale. Sia ebrei che arabi pretendevano che alla fine della guerra gli inglesi se ne andassero dalla zona e mantenessero le promesse; allo scopo ci furono numerosi attentati terroristici, bombe messe qui e là dagli ebrei; si, avete letto bene, a quei tempi erano gli ebrei a piazzare bombe per cacciare gli inglesi, proprio come fa l'IRA in Irlanda; la storia si ripete e la gente ha la memoria corta. Non mi risulta – ma posso sbagliare – che ci furono attentati fatti dagli arabi.

Inglesi e Società delle Nazioni, e poi l'ONU, volevano creare uno stato a popolazione mista (buona come idea, visto che in passato ebrei e musulmani erano reciprocamente tolleranti. In passato...) ma il tentativo non ebbe successo. Nel 1947 l'ONU propose due stati separati e segnò dei confini. Ma alla nascita dello stato d'Israele, nel 1948, gli arabi – palestinesi, giordani, egiziani, siriani, iracheni e non so quant'altri – non erano soddisfatti e prepararono la guerra. Anche Israele era quasi pronto a far la guerra. Erano in numero enormemente inferiore, con tanti sopravvissuti ai lager nazisti; però avevano dalla loro una migliore organizzazione e i soldi. Golda Meir, futuro Primo Ministro, fece un giro negli Stati Uniti per raccogliere fondi, coi quali passando in Europa acquistò armamenti, carri armati ecc. residui della 2ª G. M.

Ci fu la guerra, fra il 1948 e il 1949. Non solo vinsero gli ebrei, ma ingrandirono i territori che l'ONU aveva loro assegnato. Da questo punto in poi il caos fu totale. Ogni tot anni ci fu una guerra, non importa scatenata da chi; nel 1956 la crisi di Suez (non mi dilungo a descriverla), nel 1967 la guerra dei 6 giorni. Un cenno. I servizi segreti israeliani (il Mossad) ebbe sentore che gli 'arabi' (sempre le nazioni confinanti di cui sopra) stavano per attaccarli; era vero; allora, un proverbio italiano dice "chi mena primo mena due volte". Lo conoscono anche gli ebrei! Attaccarono loro per primi e presero: alla Siria le alture del Golan; alla Giordania la Cisgiordania, territori al di là del fiume Giordano, chiamata ora West Bank; all'Egitto tutto il Sinai! E se non fossero stati fermati – presumo dall'alleato Stati Uniti – sarebbero arrivati al Cairo. Indovinate chi, fra gli altri, guidava l'attacco micidiale nel Sinai? Un tale Ariel Sharon…

Naturale. Israele aveva armamenti americani, gli arabi armamenti sovietici, che erano di qualità inferiore. Aggiungete il fattore sorpresa (gli arabi volevano sorprendere ma furono sorpresi!).

E dopo? Sempre peggio. Israele aveva il coltello dalla parte del manico, i territori. Proponevano territori in cambio di pace. A questo punto arriviamo praticamente all'attualità. Ci sono state delle fasi in cui le fazioni pacifiste, in entrambi gli schieramenti, stavano prendendo piede; per esempio, il Primo Ministro Rabin e Arafat. C'erano degli accordi, mi pare gli accordi di Oslo, ottimi, accettati da entrambi; che cosa capitò? Un fanatico ebreo - si badi, ho detto un fanatico ebreo che poi fu arrestato e processato, non dico chiacchiere – uccise Rabin; nuove elezioni politiche che furono vinte dal partito Likud estremista, quindi la pace andò a farsi benedire. Arafat è personaggio ambiguo; non si sa se vuole la pace o no, forse in taluni momenti la voleva in altri no; dipende anche da con chi aveva a che fare, mi pare logico. Le guerre e le paci si fanno in due.

Più di recente il "guerrafondaio" Sharon andò a fare-non-so-cosa nella spianata delle moschee, un luogo sacro per gli islamici, a Gerusalemme; gli arabi lo sappiamo sono molto permalosi… e comincio la seconda intifada, quella ancora in atto. Fu una vera provocazione, fatta con piena coscienza.

Ricordo certe scene: Camp David, USA; Arafat e il Primo Ministro israeliano Barak (credo fosse Barak), che si facevano le gentilezze, tipo "Prego entri prima lei", "No, prego prima lei" e il Presidente Clinton che li prese per le spalle e li fece entrare. Da ridere.

Tenete presente che oggi gli ebrei hanno il controllo dell'acqua; in quel territorio semiarido questo controllo è fondamentale; la zona sotto il controllo dell'Autorità Palestinese è la parte più secca di una zona di per se secca. Cosa direbbero gli abitanti del Veneto se un bel giorno i tanti immigrati extracomunitari volessero accampare pretese sul Veneto? Non è proprio la stessa cosa, lo so, in Palestina c'era un nucleo di ebrei rimasti lì da 2000 anni, però il concetto è lo stesso. E se gli albanesi accampassero diritti sulla mia Puglia? Insomma! Cosa fareste se foste al posto dei palestinesi?

Molti si domandano se è concepibile farsi esplodere, come fanno i kamikaze palestinesi. Anzitutto faccio notare che la parola kamikaze è parola giapponese e anche quel lontano popolo ha avuto i suoi kamikaze appunto, piloti che si gettavano col loro aereo sulle navi americane nel Pacifico. Perché lo facevano? Perché i giapponesi erano a corto di bombe, le loro fabbriche erano bombardate dagli americani, allora cosa di meglio che far esplodere un aereo su una nave? Hanno fatto scuola…

Inoltre, abbiamo anche noi un nostro kamikaze, tale Pietro Micca che fece esplodere un bel po' di tritolo sacrificando la sua vita, se ricordo bene fu a Torino, e fece crollare dei cunicoli attraverso i quali i nemici potevano penetrare in città.

Ancora; la famosa battaglia di Fort Alamo, Texas 1836. I difensori texani per far guadagnare tempo a Sam Houston, capo dell'esercito texano che stava nascendo, dovevano resistere ad Alamo; questo significava sacrificarsi fino alla morte. Lo fecero. Come vedete tanti uomini (e donne) si sono sacrificati per un ideale. Forse adesso potete comprendere meglio i motivi che spingono i palestinesi al "suicidio per bomba". "Muoia Sansone con qualche nemico". A proposito, anche il leggendario Sansone si sacrificò per poter uccidere un bel po' di nemici, e Sansone era ebreo.

Anche nella storia islamica c'è stato un altro caso simile. Un tizio, uno sceicco credo, aveva dei seguaci che egli mandava a uccidere i capi nemici, altri sceicchi, emiri o chissà chi. Dato che i nemici erano protetti dai "gorilla" (anche a quei tempi, equivalenti al nostro medioevo, i potenti avevano le scorte a protezione della loro vita), come fare? Questo "vecchio della montagna", mi pare veniva chiamato così, mandava degli uomini drogati con hashish a svolgere questo compito – i quali non sempre ci riuscivano – ma poi a costoro che cosa capitava? Venivano naturalmente giustiziati. Da hashashin, come erano chiamati questi suicidi, viene la parola italiana assassini.

La storia si ripete, almeno a grandi linee.

 

Allora, tiriamo le conclusioni. Chi ha ragione? Tutti e nessuno.

Non c'è dubbio che gli ebrei si sono conquistati con la forza il diritto a rimanere lì, nessuno ormai pensa (salvo dei pazzi fanatici) a "buttarli a mare" come volevano fare nel 1948 gli arabi. Però gli israeliani devono dare ai palestinesi una nazione degna di tal nome. Purtroppo in entrambi gli schieramenti ci sono sia i pacifisti (Shimon Perez nel governo israeliano per esempio) che i fanatici; nel corso degli anni a volte prevalgono gli uni, a volte gli altri.

Gli attuali palestinesi non hanno carri armati; e poi fare le guerre nel modo solito, bene, le hanno sempre perse; possono acquistare armi da imbracciare e esplosivi. Quindi usano le armi disponibili: dopo tutto pochi giorni or sono (al momento in cui scrivo) hanno lasciato una bomba nell'Università di Gerusalemme, lasciato dico, senza kamikaze di sorta. Quindi come potete vedere, lasciare una bomba o farla esplodere addosso a se stessi, la differenza per gli ebrei è ben poca.

Se voi foste cittadini ebrei di Israele cosa chiedereste al vostro governo? Io chiederei che facessero pace, dando ai palestinesi un giusto territorio. Lo so che i fanatici palestinesi potrebbero continuare a farsi esplodere nelle "nostre strade" – parlo da israeliano in questo momento – ma in ogni caso "se noi israeliani diamo ai palestinesi una giusta patria e quelli continuano a fare atti di terrorismo, noi saremmo dalla parte della ragione, mentre oggi siamo dalla parte del torto". Io questo direi al mio governo se fossi cittadino israeliano.

E non dimentichiamo che i 'coloni' ebrei continuano con o senza l'avallo del governo, a insediarsi nei territori palestinesi, sempre con l'idea fissa che quelli sono territori loro. C'è da meditare.

Ho soluzioni da proporre? Alcune.

1.   I cittadini israeliani devono mettere giudizio e non votare per i partiti attualmente al governo.

2.   Il futuro governo (si veda il punto 1) deve obbligare i coloni a lasciare le loro case, ovvero evacuare i territori assegnati dall'ONU ai palestinesi.

3.   Una volta che Israele accetta queste condizioni i palestinesi devono smettere del tutto di fare atti di terrorismo.

I 3 punti devono essere attuati con i fatti, non con le chiacchiere. Però tutto ciò pare utopico al momento…

 

Notizie dell'ultima ora: ho sentito in TV una breve intervista a I. Shamir, ex primo ministro israeliano. È noto che egli faceva parte dell'IRGUN, l'organizzazione che metteva bombe per cacciare gli inglesi dalla Palestina; ha dichiarato che non si vergogna di essere chiamato terrorista. E ha ragione. Perché dovrebbe vergognarsi? A quei tempi l'IRGUN lottava per dare una patria agli ebrei; la stessa cosa hanno fatto Ciro Menotti, Mazzini, Garibaldi e tanti carbonari nella prima metà dell'ottocento. La cosa che mi dà molto fastidio nel comportamento degli israeliani, è che si dimenticano della propria storia nazionale e combattono contro i "terroristi", in questo caso i palestinesi...

 

 

Antonio Garofalo